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Via libera del Consorzio a coffe e pesca subacquea
nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno
Da il Golfo.it
Una svolta inaspettata
Via libera del Consorzio a coffe e pesca subacquea nell’Area Marina
Protetta Regno di Nettuno
Lo ha deciso il Consiglio di amministrazione, in base all’interpretazione
letterale del regolamento di disciplina attualmente vigente. Un’opportunità
riservata ai soli residenti in zona C. Le richieste dell’Associazione
Pesca sportiva. Una disciplina che varia nelle AMP italiane. Il nodo
della pesca subacquea. In controtendenza rispetto alla bozza del regolamento
di esecuzione inviata al Ministero dell’Ambiente
Isabella Marino | Dalla Redazione - L’argomento era già da
qualche tempo oggetto di dibattito e di approfondimento in seno al
Consiglio di amministrazione del Consorzio di gestione del “Regno
di Nettuno”. Oltre ad essere oggetto di iniziative e di richieste
mirate da parte di associazioni rappresentative degli appassionati
di pesca sportiva. Così, l’altro ieri, l’organo che amministra
l’ente gestore ha dato il via libera alle attività di pesca
subacquea e con il palamito (più conosciuto come coffa), sia
pur ad esclusivo beneficio dei residenti isolani. Un’apertura imprevista,
sulla quale non avrebbero scommesso probabilmente neppure i più
ottimisti sostenitori dei due tipi di pesca che si ritenevano preclusi
fino a ieri. Anche se non vi erano divieti specifici nel regolamento
di disciplina vigente. Ed è proprio in base ad esso che il
Consiglio ha deciso di rivedere i limiti che erano stati considerati
finora vincolanti all’interno della nuova Area Marina Protetta flegrea.
La decisione del Consiglio, assunta all’unanimità, riguarda
due modalità di pesca diverse, che sono anche oggetto di una
disciplina non uniforme nelle altre AMP esistenti. Se, infatti, la
pesca subacquea è ovunque vietata, l’uso delle coffe in alcune
aree è assolutamente escluso, mentre in altre è consentito
a determinate condizioni e con precisi limiti. Si tratta comunque
di due tipi di pesca che rientrano nell’ampia categoria della cosiddetta
pesca sportiva, con la quale, come specifica anche il regolamento
vigente nel “Regno”, si indica “l’attività di pesca esercitata
a scopo ricreativo”. E questa definizione ha rappresentato il punto
di partenza per arrivare alla nuova interpretazione del regolamento,
favorevole all’ammissione di quelle due modalità di prelievo
della risorsa ittica anche all’interno del perimetro dell’AMP.
IL REGOLAMENTO PRESO ALLA LETTERA
Il regolamento ministeriale in vigore dal 5 giugno scorso nel “Regno”
disciplina complessivamente la pesca sportiva, senza entrare nel merito
delle diverse modalità secondo le quali può essere esercitata.
Per quanto riguarda le zone A e le zone B no take, che si caratterizzano
per una tutela rafforzata rispetto alle “normali” zone B, in esse
è tassativamente vietata ogni attività di pesca, sia
quella professionale che quella sportiva. Nelle zone B, la pesca sportiva
è consentita esclusivamente con lenza e canna ai residenti,
previa autorizzazione rilasciata dall’ente gestore. Nella zona C,
in cui ricade la gran parte del “Regno”, la pesca sportiva genericamente
intesa è consentita ai residenti, mentre può essere
esercitata solo con lenza e canna e su autorizzazione dell’ente gestore
da parte dei non residenti. Proprio questo esame letterale del regolamento
ha consentito al Consiglio di pronunciarsi come ha fatto l’altro ieri.
Il regolamento attuale non prevede alcun vincolo o divieto aggiuntivo
rispetto agli altri tipi di pesca sportiva per quella effettuata con
le coffe e neppure per la pesca subacquea. E se riguardo a quest’ultima
è noto che il Ministero dell’Ambiente non è propenso
ad ammetterla, tuttavia non ha introdotto alcun divieto specifico
nella disciplina varata nell’aprile scorso per il “Regno di Nettuno”.
Dunque, da oggi, i soli pescatori sportivi residenti potranno esercitare
la pesca subacquea e tornare ad utilizzare i palamiti o coffe all’interno
dell’AMP solo nella zona C, mentre nella B potranno continuare a servirsi
solo di canna e lenza e con l’autorizzazione dell’ente gestore.
LE RICHIESTE DEI PESCATORI SPORTIVI
La novità farà sicuramente piacere ai pescatori sportivi
ischitani che in questi ultimi mesi, riunitisi in associazione, avevano
manifestato tutto il loro malcontento nei confronti di una preclusione
nei confronti dei palamiti che consideravano penalizzante ed ingiusta.
Ancora domenica scorsa su queste pagine era stato pubblicato un intervento
anche abbastanza polemico con le scelte adottate fino ad allora dall’ente
gestore. Intervento che faceva seguito ad altre iniziative, compresa
una petizione che era stata indirizzata in estate all’ente gestore.
Nel chiedere che fosse consentita la pesca sportiva con i palamiti,
i firmatari proponevano anche i vincoli a cui assoggettare l’esercizio
di quel tipo di pesca proprio per garantire che fosse svolta solo
a livello dilettantistico, limitando perciò le quantità
di prodotto ittico prelevate. In particolare, si suggeriva di prevedere
un numero massimo di duecento ami per natante, una dimensione massima
degli ami di 2 centimetri e un massimo di 5 chili di pescato per ogni
imbarcazione. Da parte sua, il Consiglio nel consentire l’uso del
palamito non ha previsto particolari vincoli, a parte la residenza
isolana dei pescatori e lo svolgimento dell’attività solo nella
zona C. Tuttavia, si tratta di una questione ancora aperta e è
possibile che nelle prossime settimane possano essere adottate delle
misure che disciplinino meglio l’utilizzo del palamito, secondo un’esigenza
che in qualche modo era stata riconosciuta dagli stessi pescatori
sportivi. Sul fronte della pesca subacquea, il discorso è più
delicato, perché essa è vietata in tutte le AMP italiane.
Il Consiglio, nel “liberalizzarla” tenendo conto di quanto consentito
dal regolamento attuale, ha immaginato la possibilità di legare
all’attività di pesca subacquea svolta nel “Regno” una specifica
ricerca scientifica, finalizzata a valutare proprio l’impatto di quel
tipo di pesca sportiva in un’Area Marina Protetta. In modo da verificarne
la sostenibilità o meno rispetto agli obiettivi che giustificano
l’esistenza stessa di un’AMP.
IL REGOLAMENTO DI ESECUZIONE
C’è poi da considerare che la decisione dell’altro ieri è
posteriore e in controtendenza rispetto a quanto previsto nella bozza
del Regolamento di esecuzione e di organizzazione redatta ed approvata
dal Consorzio di gestione ed inoltrata già da diverse settimana
al Ministero dell’Ambiente, che dovrà esaminarla ed approvarla,
eventualmente modificandola, prima di adottarla come è già
accaduto con l’atto istitutivo e il regolamento di disciplina. Nel
documento partito da Ischia (il regolamento di esecuzione è
più dettagliato e ampio di quello di disciplina, che introduce
solo i vincoli principali da rispettare) è previsto espressamente
un divieto di esercizio della pesca sportiva sia subacquea che con
le coffe. Su quest’ultima l’Assemblea dei Sindaci deliberò
compatta, con l’eccezione del Comune d’Ischia contrario al divieto.
E’ ovvio che alla luce della decisione appena assunta dal Consiglio,
con il consenso di tutti i componenti, sarà ora necessario
inviare a Roma la richiesta di adeguare il regolamento all’attuale
posizione più favorevole a quelle tipologie di pesca. Comunque,
la decisione finale sarà sempre del Ministero, visto che il
ruolo dell’ente gestore è esclusivamente propositivo. Nell’attesa,
i pescatori sportivi isolani potranno continuare a coltivare il loro
hobby nella zona C. Senza dimenticare che adesso esiste un’Area Marina
Protetta e a tutti è richiesto di agire con oculatezza e massimo
rispetto del mare e delle regole che ne favoriscono la tutela.
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